31 GIOVANNI MARSILI tori che concorrono a un risultato. Per ottenere risultati veri e misurabili, non basta agire su un fronte, magari cambiando la formulazione di un componente, senza valutare l’effetto sull’intero ciclo di vita di un prodotto. Troppo spesso abbiamo visto mettere al bando sostanze sulla base di una mera questione di impatto ambientale primario, senza verificare il risultato finale sul prodotto in termini resa o durabilità. Ciò che si ottiene è un boomerang. Inoltre, non va dimenticato che la sostenibilità passa anche attraverso un lungo processo di riqualificazione della filiera che va accompagnato, ma non può essere imposto da un giorno all’altro. Parliamo di un’azione a tendere. iColor: Ragionevolmente, quale è la sfida reale per le aziende del vostro comparto? G.M.: È duplice. Da una parte, attraverso la ricerca, occorre lavorare per migliorare le formulazioni dei prodotti in termini di riduzione dell’impatto ambientale delle materie prime, pur assicurando l’elevato livello prestazionale delle pitture. Dall’altra, c’è un discorso legato alla sostenibilità dei processi che investe in modo più diretto tutta l’organizzazione di impresa. Alla base di tutto, c’è poi un discorso di credibilità. Non basta comunicare la sostenibilità, ma occorre dimostrarla nei contenuti. iColor: Il consumatore oggi è più attento rispetto al passato? G.M.: Sì e lo dimostra anche una recentissima ricerca commissionata all’Università Iulm da Assovernici. Solo meno del 10% delle persone intervistate dai ricercatori dichiara di trascurare le caratteristiche di sostenibilità dei prodotti e degli aspetti ambientali in fase di acquisto di pitture e vernici, così come di utilizzo delle stesse. Quattro consumatori su cinque si affidano all’etichetta per comprenderne meglio rischi e impatti ambientali e l’84% presta attenzione alla marca del prodotto verniciante. A riprova di un’alta fiducia nei confronti del settore nel suo complesso e del singolo produttore.
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